Wunderkammer: Caterina Silva, La paura mangia l'anima, l'anima mangia la paura


Preview 21 Ottobre 2014 h. 18.30

Riccardo Crespi presenta Wunderkammer un nuovo progetto che intende animare la programmazione della galleria con interventi limitati ad una sola stanza, una camera delle meraviglie che raccolga opere selezionate o interventi site specific di artisti giovani o già affermati, italiani e internazionali.
Il primo appuntamento è con Caterina Silva (Roma) un’artista italiana di stanza alla  Rijksakademie di Amsterdam.
Caterina Silva indaga, attraverso la pittura, le emozioni primarie - la paura, la gioia, il delirio - che spingono l’essere umano all’atto creativo.
Le immagini dipinte si presentano come forme narrative sintetiche e rimandano a un altrove immaginario privo di gerarchie in cui i segni si trasformano in oggetti, gli alberi si umanizzano e diventano giocolieri, i triangoli usano lingue indecifrabili per raccontare storie segrete e suggerire all’uomo nuove realtà possibili. 

Una potatura radicale
Afraid è un albero di quercia.
Come tutti gli alberi di quercia può diventare tante cose contemporaneamente secondo il punto di osservazione.
Il 27 luglio sono tornata in Italia per salutarlo e fotografarlo.
Confrontando la foto con le altre fatte in precedenza, mi sono resa conto che invece di crescere si stava accorciando. La diminuzione non era notevole eppure ero certa che non si trattasse di una modifica causata dal vento né di un problema d’inquadratura.
Sono tornata sul luogo e ho cercato di capire cosa mi stesse comunicando.
Io non parlo spesso con gli alberi perché hanno la tendenza a non ascoltare, monopolizzano l’attenzione e non accettano interruzioni. Lo spiccato accento umbro di Afraid e la sua inclinazione a bestemmiare di continuo complicano ulteriormente le cose.
Come avevo previsto, appena mi ha sentita arrivare ha iniziato a urlare, a muovere le braccia, sbattere le foglie, incrociare i rami, mangiarsi i germogli. Ho raccolto una grossa pietra dura e gliel’ho tirata sul petto. Allora per qualche secondo si è calmato e mi ha detto quello che dovevo fare. Subito dopo ha ricominciato ad agitarsi.
Gli ho tagliato tutti i rami perché voleva diventare un melo.
L’operazione di potatura mi ha causato gravi danni all’udito, quindi non posso ascoltare tutti i vari problemi della sua nuova vita da melo.
Caterina Silva 2014