Caterina Silva, Soggetto. Oggetto. Abietto.


Preview 29 aprile 2015 ore 18.30
30 aprile - 18 luglio 2015

La Galleria Riccardo Crespi presenta Soggetto. Oggetto. Abietto. una mostra personale di Caterina Silva, artista italiana di stanza alla Rijksakademie di Amsterdam.

Caterina Silva indaga, attraverso la pittura, le emozioni primarie - la paura, la gioia, il delirio - che spingono l’essere umano all’atto creativo.

Il titolo della mostra gioca sulla musicalità delle parole che richiamano – ben lontano da una filastrocca – la complessità della dialettica approfondita da Julia Kristeva nel suo testo del 1980 Pouvoirs de l'horreur. Essai sur l'abjection(Poteri dell'orrore. Saggio sull'abiezione). Come l’abiezione diventa – per la nota linguista - una fase necessaria alla formazione della propria identità, essa entra a far parte delle opere di Caterina Silva con personaggi e storie immaginarie incarnati da forme e segni che si combinano in narrazioni sintetiche.

L’olio su tela è il punto di partenza per una analisi accurata sulle potenzialità della pittura stessa e sulle sue possibilità di esprimere un significato: Caterina Silva afferma che le sue opere ne sono pregne, tuttavia si rifiuta di stabilire un codice (o forse di rivelarlo) per aderire completamente ad un ideale a-sistemico e a-gerarchico, parallelo e conseguente agli studi di genere - una tematica ricorrente nella sua opera – e alle influenze della cultura induista.

Emblematiche in questo senso sono le opere, Durgality e He, dove rispettivamente si fa riferimento alla Madre Divina Induista, forza creatrice e inavvicinabile, e al principio maschile incarnato dal solo pronome. Mentre la rappresentazione del femminile assume una forma più libera, fino a presentare un’aggiunta di tela su tela, l’opera He (Lui) inquadra – nel vero senso della parola, essendo l’unica tela incorniciata – una mancanza. Precisamente, i motivi ricorrenti del buco nella tela o del frammento di opere precedenti distrutte, sfaldate e ricollocate in un nuovo contesto, come in Kali, sono l’immagine più nitida di quell’abiezione – necessaria - di cui vorremmo liberarci, ma che è sempre lì, presente.