Marcelo Moscheta, 218 a. C.


Preview 23 Settembre 2015, ore 18.30
24 Settembre – 14 Novembre 2015

La Galleria Riccardo Crespi presenta 218 a. C. la seconda mostra in Italia dell’artista brasiliano Marcelo Moscheta.
A differenza della sua precedente esperienza italiana, in cui il territorio era il pretesto per riannodare i fili di una remota origine familiare, l’artista si è servito qui di uno spunto più generale: a partire da una residenza-studio nel Piacentino, Moscheta ha indagato il territorio locale, dal paesaggio naturale fino a setacciare i musei locali, suggestionato da un avvenimento particolare della Storia. Nel 218 a.C., sulle rive del fiume Trebbia, nel corso della Seconda Guerra Punica, il cartaginese Annibale sconfisse i Romani, anche grazie al celebre passaggio dei 37 elefanti. L’episodio specifico apre - come spesso accade in questo artista che opera di volta in volta con l’occhio dell’archeologo, del geografo o del biologo - ad una serie di considerazioni sul rapporto tra uomo e natura ma anche sulla percezione del tempo e la memoria.
La valle del Trebbia ha conservato le tracce di un passato tanto remoto quanto vivo: nei sassi della serie Trauma è possibile ipotizzare una memoria dei fatti della guerra romana. I ciottoli raccolti in loco, pazientemente levigati dal fiume, sono stati spezzati da Moscheta, mettendo in scena – e infatti la catalogazione è divisa in 5 veri e propri “atti” – la brutalità umana che irrompe nel processo naturale, sovvertendo il lento cambiamento in una violenta e immediata distruzione.
L’aspetto di catalogazione archeologica è presente anche nelle opere Fossile #1 e Fossile #2 composte da resti di alberi trovati sulle rive del Trebbia, a richiamare fossili zoomorfi intrappolati nell’ardesia, ma anche germogli vivi nella pietra, e in Trofeo, un disegno a grafite su pvc nero in cui la zanna di un elefante rievoca il bottino di guerra e la tassonomia linneana.
Completano la mostra alcune opere a tecnica mista dalla serie Rivoluzione. A partire da uno spunto fotografico, Moscheta ha utilizzato pittura e collage per alludere al rapporto tra caos e ordine: la natura selvaggia che si riappropria dello spazio prima abitato dall’uomo. L’intento classificatorio dell’artista si esprime attraverso l’inserimento di materiali spuri - riferimenti Pantone, carta millimetrata, ritagli di vecchi registri - e si riferisce direttamente al tentativo di normare e controllare la “rivoluzione” naturale.