Maria Laet, Gesto Minimo


Preview 11 novembre ore 18.30
12 novembre-11 dicembre 2010
a cura di Federica Bueti

La galleria Riccardo Crespi presenta Gesto Minimo, la prima personale in Italia dell’artista brasiliana Maria Laet.

Il percorso espositivo è cadenzato da gesti leggeri, talvolta impalpabili, che tracciano le impressioni che l’artista ritrova nella natura e nella realtà che la circonda. Gesti silenziosi che si traducono su semplici supporti dalla carta fotografica, al video, alla carta di riso giapponese.

Il primo ambiente della galleria è caratterizzato dal soffio, un’azione delicata, il segno di una performance che cerca una relazione attraverso un dialogo muto: l’artista e una sua coetanea soffiano l’inchiostro sulla carta cotone disegnando così i contorni imprevedibili di una loro presenza nel tempo. Un lavoro, Dialogue Series. Blowing (2008), che si compone di una serie di disegni dove il colore progressivamente si assottiglia per lasciare spazio alle impronte astratte frutto del loro incontro, oltre che delle fotografie di documentazione.

Un lungo respiro le fa da contrappunto, nel cavedio, con la proiezione del film Untitled (2010), dove la Laet ritrae un musicista nell’atto di suonare uno strumento a fiato cieco, coperto alle sue estremità da una membrana opaca, che ne impedisce un qualsiasi passaggio d’aria. Una poetica corrispondenza si crea tra il suono profondo che proviene dal ventre della tuba e l’immagine fluida del tessuto attentato dal soffio continuo, persistente, aprendo la percezione visiva e uditiva a uno spettro di intensità riconducibili all’incedere ondulato del mare.

Il mezzanino e il piano inferiore introducono il visitatore ai lavori fotografici dell’artista -Milk on pavement, 2008; Untitled (Polaroid Series), 2009; Untitled (Dialogue Series, Balloon and body), 2007- immagini che, ancora una volta, risentono della vitalità di azioni concrete (disegni e fotografie originate dal movimento incerto del corpo tra i palloncini e composizioni create scoprendo gli umidi interni delle polaroid) e dell’organicità dei materiali utilizzati che vengono da lei manipolati per esprimere una presenza fisica, anche se estemporanea, sulla terra.