Stéphanie Nava, L'ombre de l'autre rive


Vernissage 19 maggio ore 18.30
19 maggio - 30 luglio 2010
a cura di Ilaria Bonacossa
in collaborazione con il Centre Culturel Français di Milano

La Galleria Riccardo Crespi presenta L’ombre de l’autre rive, seconda personale dell’artista francese Stéphanie Nava.

La mostra è realizzata in collaborazione con il Centre Culturel Français di Milano, che ospiterà nel giardino della sede a Palazzo delle Stelline un’installazione dell’artista.

Il titolo, una citazione da Le dernier homme (1957) dello scrittore francese Maurisce Blanchot, evoca l’idea dell’altro come luogo fisico. Un altro come territorio vicino, ma sempre straniero: separato da un ideale fiume che lo tiene irrimediabilmente a distanza.

L’ombre de l’autre rive (L’ombra dell’altra riva) il luogo altro, vicino ma distante, si percepisce visualmente e concretamente nello spazio espositivo della galleria che è attraversata dall’opera Objet de traduction, un lungo tubo di plastica, originariamente utilizzato per il trasferimento del vino.

Qui serve per trasportare immagini e parole: la traduzione di una visione. Le sue due bocche sono collocate alle estremità dello spazio della galleria - dalla finestra che affaccia sul mezzanino al muro nel seminterrato. Il tubo connette la visione della strada con la sua rappresentazione in un disegno appeso alla parete. Due sedie permettono ai visitatori di sostarvi e dialogare, rendendo possibile un incontro anonimo fatto di voci, pensieri e contemplazione.

Per Stéphanie Nava gli spazi divengono quindi contenitori di memorie, spaccati di impossibili incontri,in cui uomini e architetture si trovano in stretta relazione fra loro.

Così nell’installazione Les Caducs, les persistants, les délaisseés,l’artistapropone allo spettatore una ricostruzione in movimento della memoria, della quale può organizzare a suo piacere i frammentidi ricordi, rappresentati da oggetti che scorrono sulla parete, come pezzi di una storia da reinventare: una sorta di brano musicale, la cui fisionomia si modifica secondo nuove interpretazioni.

 “…Così come gli spartiti musicali rendono visibile la musica, l’opera di Stéphanie Nava rappresenta, metaforicamente, l’incomprensibile processo selettivo che ognuno mette in atto nei confronti dei propri ricordi. I suoi lavori, infatti, rappresentano il complesso rapporto tra i luoghi fisici e le nostre ossessioni e rimozioni...”. Ilaria Bonacossa