Shezad Dawood, Viaggio al termine della notte

Performance 16 Settembre h. 20.00 Assab One _ Via Assab 1, Milano

Preview 18 Settembre - h. 18.30
19 Settembre - 31 Ottobre 2008

 

Il 18 settembre la Galleria Riccardo Crespi apre il suo terzo anno di attività e presenta Viaggio al termine della notte, prima personale in Italia di Shezad Dawood.

Viaggio al termine della notte è un itinerario alla scoperta del valore della scrittura e del segno grafico che la rappresenta, il cui significato semantico e artistico accomuna tutte le lingue e tutte le culture in una mescolanza che oggi è parte integrante della nostra società globale.

Shezad Dawood è artista che trova la sua ispirazione nel melting pot della cultura contemporanea: è di origine pakistana ma anche indiano ed europeo.

In mostra una sequenza di opere di grande formato su fondo nero: una mescolanza di divinita’ e figure provenienti sia dall’iconografia orientale che da quella occidentale, che costituiscono l'espressione simbolica e allegorica di quel linguaggio condiviso dalle tre religioni monoteiste.

Figure e messaggi di tradizione millenaria si ritrovano anche nella serie di dipinti comprendenti Single Flower, Twin Flowers, Three Flowers, in cui scrittura e disegno floreale si incontrano su texture di stoffa vintage.

Fulcro della mostra è Triple Negation Chandelier, installazione luminosa composta da scritte al neon ad evocare idealmente quel viaggio al termine della notte.

In quest’opera la ripetizione, triplice, di una formula fondamentale nella cultura islamica, la shahada, non e’ solo grafica, ma si fonde con la simbologia del tre ricorrente in tutte le religioni e con la luce che rende tutto chiaro, luminoso, universale.

Il 16 settembre presso gli spazi espositivi di Assab One, l’artista propone Waiting, performance che vuole attuare il disorientamento tipico del teatro dell’assurdo.

Shezad Dawood ha creato infatti uno spazio scenico minimalista in cui si rappresenta la prova generale di alcuni passi di Aspettando Godot di Samuel Beckett. Spicca nel set un neon che riproduce la parola inshallah - Se Dio vuole - simbolo di quel fatalismo che l’artista intende trasmettere al pubblico attraverso un gioco visivo e linguistico, frutto di una ricerca sull’uso del "verbo" e del suo significato culturale.

In Waiting il linguaggio è protagonista attraverso la partecipazione di due bambini della scuola araba bilingue Nagib Mahfuz di Milano che interpretano Vladimir e Estragon, i vagabondi dell’opera di Beckett, portando in scena dialoghi fatti di comprensione/incomprensione, essenziali nell’atmosfera di sospensione della performance, ma al contempo capaci di creare un ponte fra differenti culture.

La performance vuole mostrare, la natura trasformativa della traduzione che troppo spesso, invece viene trascurata; il testo dei dialoghi, così come la performance stessa, sono stati sviluppati con un traduttore professionale: Zeina Frangie-Eyres

In occasione della mostra verrà editato un catalogo con testi a cura di J.J. Charlesworth, Giovanni Curatola, Raffaella Guidobono, Andrea Lissoni.