Just in Time


Preview 23 Maggio - h. 18.30
23 Maggio - 28 Luglio 2007
a cura di Gabi Scardi

Kristine Alksne / Flavio Favelli / Linda Fregni Nagler / Chiara Pirito / Francesca Rivetti / Anila Rubiku / Pietro Ruffo

La Galleria Riccardo Crespi conclude il suo primo anno di attività e inaugura il prossimo 23 maggio, nello spazio di via Mellerio 1 a Milano, la mostra collettiva Just in time.

Just in time presenta 7 giovani artisti attivi in Italia, autori che hanno saputo proporsi in modo incisivo nel dibattito artistico, suscitando interessi e attenzione anche a livello internazionale. L’obiettivo di questa collettiva, che conclude il primo anno espositivo della Galleria Riccardo Crespi, è quello di costituire un’ipotesi di lavoro per gli anni che verranno:  una riflessione sul fare arte oggi, uno sguardo su quelle che sono le tendenze e i gusti su cui intende puntare la Galleria.

Al di là di qualsivoglia presunta presunzione curatoriale, Just in time è una mostra che mette lo spettatore nella condizione di porsi delle domande, di individuare da sé l’ordine di quelle parole che normalmente vengono  evocate da un concept prestabilito, più o meno rigido. I lavori degli artisti presenti in mostra saranno proposti come tasselli di un percorso in divenire, fotogrammi inattesi di possibili immagini più complesse e articolate,  suscitate direttamente dalla sensibilità estetica che prevarrà su ogni parola che in essa voglia racchiuderne il significato.

Kristine Alksne, artista lettone minimale e sensibile, trae ispirazione per i suoi lavori dall’osservazione dei fenomeni naturali osservati nella loro organica transitorietà, la modulazione di un’ombra sul terreno o una scia di fumo nel cielo; mentre Flavio Favelli,attraverso opere fortemente legate alla manualità, cerca di indagare le relazioni che i luoghi, gli oggetti, il nostro stesso corpo intrattengono con il tempo, tali da suscitare – anche laddove abbiano perso la loro funzione – un ricordo o un’emozione. Gli ambienti illustrati nei disegni esposti in mostra da Anila Rubiku, diventano invece i riferimenti principali attorno a cui si sviluppa l’identificazione individuale e sociale dell’Uomo: stanze che danno vita a strutture abitative fortemente femminili, dense di elementi narrativi, simboli del legame che si instaura con le proprie origini culturali. Francesca Rivetti prosegue la propria indagine sull’assenza, “sul vuoto inteso come sede di potenzialità ancora inespresse, come spazio in cui ricrearsi e ritrovarsi” (G. Scardi): le opere fotografiche che espone in questa collettiva ripercorrono l’isolamento fisico di un antico luogo di eremitaggio greco. Stesso medium narrativo per Linda Fregni Nagler che da anni prosegue una ricerca attenta alla processualità che precede la realizzazione dell’immagine: in quest’occasione presenta Caribe, un’opera di grandi dimensioni nata da un’intrigante accostamento tra un’immagine prelevata e una appositamente realizzata. Dalla fotografia al video, Chiara Pirito, video-artista e scultrice, presenta Sos puppos, liberamente tratto dal racconto Pesci grossi, pesci piccoli di Italo Calvino: il corpo giunonico di una donna, modellato dalle solide ombreggiature dei volumi, è reso fragilissimo da un dolore lacerante che soltanto la leggiadra curiosità di un bambino e la vista dei pesci che continuano a vivere nell’acqua limpida portando su di sé cicatrici dei colpi inferti loro dalla vita placherà il suo dolore. Infine micro e macro fenomeni naturali si configurano nei paesaggi di Pietro Ruffo che attraverso disegni e opere a tecnica mista con fotografie digitali e acrilico narrano una storia naturale legata a dinamiche e tempistiche avulse dalla percezione umana.