Seeing the invisible


Preview 14 Dicembre 2006 - h. 18.30
14 Dicembre 2006 - 17 febbraio 2007
a cura di Valeria Schulte-Fischedik e Shin il Kim

ARTISTI

Charif Benhelima (B) / Kristina Braein (N) / Heman Chong (SGP) / Michel de Broin (CAN) / Shin il Kim (ROK)/ Lucas Lenglet (NL) / Jan Mancuska (CZ) / Conor McGrady (IRL)  / Melvin Moti (NL) / Sancho Silva (P) and John Hawke, USA / Nasan Tur (D)

 

L’essenziale è invisibile agli occhi

Antoine de Saint-Exupéry

La Galleria Riccardo Crespi continua la sua attività di ricerca e promozione di giovani artisti internazionali, presentando, nello spazio di via Mellerio 1 a Milano, la mostra collettiva Seeing the invisibile (14 dicembre 2006 -al 17 febbraio 2007).

Seeing the invisibile  presenta 12 artisti internazionali, alcuni dei quali hanno partecipato all’International Studio Programme presso il Künstlerhaus Bethanien di Berlino, che cercano di mettere in luce l’ambiguità del concetto di invisibile, a volte metaforico riflettendo allo stesso tempo sulla nostra quotidianità, e allacciandosi anche a tematiche sociali.

Gli artisti - alcuni per la prima volta in Italia- propongono la loro sperimentazione estetica sull’invisibililità, inducendo lo spettatore a confrontarsi con l’immateriale, con l’idea, con il concetto che anticipa l’opera nella mente dell’artista, per arrivare ad indagare e a riflettere sui molteplici aspetti di ciò che viene considerato Arte perché definito e riconosciuto come tale dal proprio sistema di riferimento.

Già nel corso degli anni Sessanta si indagò sul concetto di  invisibilità in opere come quelle di Robert Morris, Hans Haacke o Robert Barry, che utilizzavano l’immateriale e pertanto elementi invisibili come vapore, vento o gas nei loro lavori. Oggi, con i dovuti aggiornamenti, altri elementi immateriali come il gossip, il rumore e il suono vengono considerati componenti essenziali ed eloquenti della ricerca artistica contemporanea. Quello che non è fisicamente visibile, si nasconde fino a confondersi attraverso la tecnica del camouflage e della simulazione rende stimolante il ruolo dello spettatore, trasformando la fruizione dell’arte in un atto investigativo della razionalità nei confronti dell’immaginazione.

La mostra propone uno sguardo attraverso dispositivi linguistici e mezzi espressivi differenti: fotografia, video, disegno, installazioni, effetti luminosi. Il contesto urbano, le problematiche politiche e sociali, la storia sono al centro delle opere degli artisti invitati, ognuno con un’esperienza e un background culturale differente realizzano interventi minimalisti, quasi invisibili sullo spazio, fino ad evidenziare ironicamente la differenza tra ciò che viene definito object d’art e l’oggetto di uso quotidiano.

Shin Il Kim realizza dei disegni che propongono 8 diversi punti di vista - in cui viene rappresentato il movimento rotatorio di una fotografia, per giungere alla realizzazione di un video; Sancho Silva, insieme a John Hawke, realizza un’installazione site specific di fronte all’ edificio che ospita la galleria, suscitando irritazione nell’aspettativa del pubblico; stesso proponimento di sfida per Heman Chong la cui opera passa inosservata confondendosi con un oggetto di uso quotidiano, come quotidiani sono gli elementi che Kristina Braein utilizza per la sua installazione. Michel De Broin interpreta il concetto di entropia presentando un oggetto simile ad un frigorifero, invisibile e misterioso all’interno. Fotogrammi sfocati per Chariff Benhelima, immagini fotografiche provenienti dal suo background culturale, che rendono le figure umane delle sagome vaghe, dove ebrei e musulmani divengono unità indistinguibili; chiaramente visibile, è invece, il solo contorno dell’ombra di un oggetto reale nel lavoro di Jan Mancuska.

C’è sempre, nella mente di un artista, una particolare visione della propria opera che rimane invisibile; quando un’idea non si riesce a concretizzare, assumendo contorni reali e decodificabili, il pensiero, motore della creatività dell’artista, diventa “una luce (che) fluttua dietro ad una porta, lasciando tutto alla fantasia dello spettatore”.