Ragnar Kjartansson, Hot Shame - The Quest of Shelley's Heart

 
Preview 20 Febbraio - h. 18.30
20 febbraio – 2 Aprile 2007

The Smile at the Foot of the Ladder: # 2

Ragnar Kjartansson

Hot Shame - The Quest of Shelley's Heart

Ragnar Kjartansson (Reykjavík , Islanda 1976) ama definirsi un bluesman: un artista romantico che utilizza il blues per purificare la sua anima. Incredibile talento performativo, Kjartansson è un artista eclettico capace di penetrare emotivamente il pubblico attraverso complesse installazioni in cui recita per ore, per giorni, portando sulla finzione scenica eroi malinconici, che raccontano una vita triste eppur incredibilmente bella, veicolo di passione lacerante  e disperazione.

A contatto, fin dall’infanzia,  con l’ambiente teatrale islandese – i suoi genitori sono un’attrice e un regista - Ragnar Kjartansson sviluppa una pratica artistica che coinvolge i più disparati mezzi espressivi: dal video alla scultura, dalla musica ai disegni, dal canto alla performance. Nell’attività performativa Kjartansson riesce a  sintetizzare tutti i mezzi espressivi in uno stesso spazio temporale e visivo: spazio dell’illusione assoluta in cui interpretare, in una sorta di strano e lento trance, personaggi romantici e tristi, felici e sconfitti.

La mostra che Ragnar Kjartansson propone alla Galleria Riccardo Crespi prende avvio da una riflessione sulla performance e si inserisce nel progetto The Smile at the Foot of the Ladder.

In questo secondo appuntamento del progetto curato da Marianna Vecellio, le suggestioni proposte dalla performance si materializzano in un apparato scenografico indipendente: negli spazi della galleria due video e circa 400 acquerelli diventano elemento narrativo autonomo e complementare alla performance che Ragnar Kjartansson presenta a Milano la sera dell’inaugurazione, il 20 febbraio.

Kjartansson è influenzato dalle performance e dai video degli anni Settanta che indagano i limiti della fisicità, per queste ragioni utilizza un elemento familiare a mezzi di comunicazione come il cinema e la musica: il loop, ovvero la reiterazione di azioni o immagini, estendendo questo procedimento anche ai 400 acquerelli esposti che ripropongono differenti interpretazioni dello stesso tema: il cuore. Nel video The Quest of Shelley’s Heart, (La Ricerca del cuore di Shelley) l’artista islandese gioca con lo spazio della realtà fino a sparire in esso: sceglie una leggenda, quella sulla sepoltura del cuore separato dal corpo del poeta romantico Percy Bysshe Shelley, e su di esso imposta una ricerca mista di romanticismo, morte ed eternità. Durante la performance lo spazio della Galleria Riccardo Crespi si modella e si trasforma: il cuore sanguinante del poeta si manifesta e coinvolge anche gli altri lavori esposti, creando un Unicum narrativo dove si mischiano opere e azioni, dando vita ad installazioni che ricordano dei tableaux vivants.