Shezad Dawood

 

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Shezad Dawood è nato nel 1974 a Londra, vive e lavora a Londra.

Shezad Dawood
Viaggio al termine della notte
Galleria Riccardo Crespi – Via Mellerio 1, Milano
19 Settembre - 31 Ottobre 2008
Private view 18 settembre ore 18.30
Performance 16 Settembre ore 20.00 Assab One – Via Assab 1, Milano


Il 18 settembre la Galleria Riccardo Crespi apre il suo terzo anno di attività e presenta Viaggio al
termine della notte, prima personale in Italia di Shezad Dawood.
Viaggio al termine della notte è un itinerario alla scoperta del valore della scrittura e del segno
grafico che la rappresenta, il cui significato semantico e artistico accomuna tutte le lingue e tutte le
culture in una mescolanza che oggi è parte integrante della nostra società globale.
Shezad Dawood è artista che trova la sua ispirazione nel melting pot della cultura contemporanea: è
di origine pakistana ma anche indiano ed europeo.
In mostra una sequenza di opere di grande formato su fondo nero: una mescolanza di divinita’ e figure
provenienti sia dall’iconografia orientale che da quella occidentale, che costituiscono l'espressione
simbolica e allegorica di quel linguaggio condiviso dalle tre religioni monoteiste.
Figure e messaggi di tradizione millenaria si ritrovano anche nella serie di dipinti comprendenti Single
Flower, Twin Flowers, Three Flowers, in cui scrittura e disegno floreale si incontrano su texture di
stoffa vintage.
Fulcro della mostra è Triple Negation Chandelier, installazione luminosa composta da scritte al neon
ad evocare idealmente quel viaggio al termine della notte.
In quest’opera la ripetizione, triplice, di una formula fondamentale nella cultura islamica, la shahada,
non e’ solo grafica, ma si fonde con la simbologia del tre ricorrente in tutte le religioni e con la luce che
rende tutto chiaro, luminoso, universale.
Il 16 settembre presso gli spazi espositivi di Assab One, l’artista propone Waiting, performance che
vuole attuare il disorientamento tipico del teatro dell’assurdo.
Shezad Dawood ha creato infatti uno spazio scenico minimalista in cui si rappresenta la prova
generale di alcuni passi di Aspettando Godot di Samuel Beckett. Spicca nel set un neon che riproduce
la parola inshallah - Se Dio vuole - simbolo di quel fatalismo che l’artista intende trasmettere al
pubblico attraverso un gioco visivo e linguistico, frutto di una ricerca sull’uso del "verbo" e del suo
significato culturale.
In Waiting il linguaggio è protagonista attraverso la partecipazione di due bambini della scuola araba
bilingue Nagib Mahfuz di Milano che interpretano Vladimir e Estragon, i vagabondi dell’opera di
Beckett, portando in scena dialoghi fatti di comprensione/incomprensione, essenziali nell’atmosfera di
sospensione della performance, ma al contempo capaci di creare un ponte fra differenti culture.
La performance vuole mostrare, la natura trasformativa della traduzione che troppo spesso, invece
viene trascurata; il testo dei dialoghi, così come la performance stessa, sono stati sviluppati con un
traduttore professionale: Zeina Frangie-Eyres
In occasione della mostra verrà editato un catalogo con testi a cura di J.J. Charlesworth, Giovanni
Curatola, Raffaella Guidobono, Andrea Lissoni.