Wunderkammer | Sebastiano Sofia | Quello che il bruco chiama fine del mondo


Preview 10 marzo 2016, h. 18.30
a cura di Denis Isaia | da un’idea di Giorgio Fasol

Riccardo Crespi presenta Sebastiano Sofia. Quello che il bruco chiama fine del mondo, il secondo appuntamento della nuova edizione di Wunderkammer, un progetto di cultura partecipativa che offre, all’interno della galleria, uno spazio aperto a nuovi mecenati che desiderino presentare e promuovere l’opera di giovani artisti italiani.


I collezionisti coinvolti selezionano di volta in volta un artista e si impegnano a sostenere il progetto, anche attraverso il coinvolgimento di un curatore, scelto dal medesimo “mecenate”, che diviene garante della credibilità dell’intero processo attraverso l’attivazione di relazioni tra collezionisti e curatori, nella cornice della galleria.


L'artista scelto da Giorgio Fasol, con la curatela di Denis Isaia, è Sebastiano Sofia (Verona, 1986) la cui pratica tratta costantemente la materia come transitorietà e movimento e la sovversione delle categorie di specie e genere.


In Quello che il bruco chiama fine del mondo l’artista evoca fin dal titolo uno scenario in divenire, proponendo una scultura composta da due elementi invertiti per tipo di materia: la plasticità di uno contrasta la pesantezza dell’altro. La porzione dello studio dell’artista dove egli non lavora, quella dedicata alla ricerca, alle paure, ai sogni ed al calpestio irrequeto diventa matrice per l’elemento plastico, che possiede e congela la storia di esso. Questa plasticità si lega alla pesantezza della paura di trasformazione che è il secondo elemento della scultura. 


Sebastiano Sofia nato a Verona nel 1986, si forma presso la Naba di Milano. Assistente di studio di Luca Trevisani, nel 2013 è selezionato per il programma di residenze Viafarini a Milano e per l’anno 2015 è artista in residenza presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia.